Prof. Giovanni Alei - Attività di Ricerca
• Utilizzazione della ionoforesi nella terapia della induratio penis plastica

SUMMARY

Twenty patients with plastic induration of the penis of varying degree were treated by means of local ionophoresis employing «disodic betamethazone phosphale», «condrothin sulphatase» and «pentosar polysulphoester» as medication. Between l0 and 30 applications were performed in each patient depending upon the time of onset of improvements and their appearance.

Both iron an objective and a subjective point of view, clear positive modilicalions were obtained in all patients except one.

This technique which is harmless, non invasive and has, so far, provided encouraging results may be usefully employed in the elective treatment of Peyronie's disease.

Introduzione

L'induratio penis plastica, descritta per la prima volta nel 1687 in un periodico francese, consiste in una collagenopatia distrettuale del pene con formazione di uno o più noduli di tessuto fibroso, che provoca una distorsione del pene accompagnata da una sintomatologia dolorosa alla erezione, fino a rendere impossibile la penetrazione nel coito o l'erezione stessa.

La malattia è conosciuta anche con il nome di «morbo di La Peyronie» dall'autore che nel 1743 ne pubblicò, per primo, uno studio completo.

È caratterizzata da uno o più noduli di tessuto fibroso di varie dimensioni (da uno fino a cinque centimetri di grandezza), più frequentemente situati in corrispondenza della faccia laterale o dorsale (1), o alla base del pene, generalmente situati tra la tunica albugi-

nea e la fascia propria del pene (2), senza infiltrare i corpi cavernosi e la cute sovrastante.

Il processo sembra iniziare nella giunzione della tunica albuginea con il corpo cavernoso (3), come risposta del tessuto connettivo a ripetuti piccoli insulti vascolari (4).

È una malattia caratteristica dell'età adulta con massima frequenza nella quinta decade di vita, ma sono stati segnalati casi in età giovanile o in età molto avanzata (5-6).

L'etiopatogenesi è sconosciuta e di volta in volta sono stati invocati la predisposizione ereditaria, processi flogistici, traumi, sifilide, microtraumi durante il coito; più recentemente e stata prospettata l'ipotesi autoimmunitaria (7).

La malattia di solito si manifesta con i dolore al pene durante l'erezione o il coito, quindi compare la curvatura, soprattutto dorsale del pene, o verso il lato della lesione; in questo stadio sono sempre palpabili il nodulo o la placca (8). In alcuni pazienti si può manifestare anche impotenza sia di natura organica che psicogena (9-10), o difficoltà alla minzione (11).

Le terapie alternative alla ionoforesi sono illustrate nella tabella I.

 

Tali terapie danno risultati alquanto controversi e producono spesso effetti collaterali indesiderati come alterazioni della crasi ematica con i citostatici; dolori e possibili complicanze infiammatorie ed infettive in seguito a terapia infiltrativa locale; ulcere cutanee, uretriti da raggi con stenosi secondarie alla terapia radiante; le ben note controindicazioni con l'uso di cortisonici per via sistemica.

La ionoforesi sembra ovviare alla maggior parte degli inconvenienti descritti per le altre terapie non avendo praticamente controindicazioni, né complicanze di alcun genere.

La ionoforesi è in uso da molto tempo ed è stata utilizzata con ottimi risultati in varie affezioni: edemi chirurgici post-traumatici, edemi vascolari, cellulite, cicatrici ipertrofiche e cheloidee (12-13).

La ionoforesi è un metodo che, tramite l'utilizzazione di una corrente di intensità variabile da 2 a 4 mA, permette l'introduzione di enzimi diffusori dando, rispetto alle infiltrazioni locali, una migliore penetrazione del farmaco all'interno della placca. A questo proposito è da ricordare come la difficoltà maggiore incontrata nell'uso delle terapie mediche è costituita dalla scarsa penetrazione dei farmaci nel tessuto fibroso della placca: proprio a questo inconveniente sembra ovviare la elettrofarmacoforesi.

Sulla base delle esperienze dei vari autori abbiamo pensato di utilizzare un nostro schema terapeutico.

Materiali e metodi

Sono stati trattati, con ionoforesi, 20 pazienti con un'età media di 44,7 anni affetti da induratio penis plastica, nei quali era stata riscontrata, all'esame obiettivo, la presenza di placche di dimensioni variabili dalla grandezza di una nocciola a quella di una grossa no

e, a varia localizzazione. Di tali pazienti, 8 erano stati precedentemente trattati con terapie mediche o infiltrative locali, o radianti senza risultati apprezzabili. I pazienti erano stati esaminati in rapporto alla sintomatologia obiettiva nella quale sono stati valutati: a I sede (faccia laterale, dorsale o base del pene);

forma (variabile da una nocciola a una grossa noce); è dimensioni (uno o più centimetri);

consistenza della placca;

e grado di incurvamento (valutato da immagini fotografiche);

ed in rapporto alla sintomatologia soggettiva essenzialmente rappresentata:

ai erezione dolorosa;

b i impotentia coeundi;

c i difficoltà alla minzione.

Nell'utilizzazione della ionoforesi, ci siamo serviti di un apparecchio Fuar-Shomberg-Somaton 16 con valori di corrente galvanica tra 2 e 4 mA, per applicazioni della durata di 20 minuti ciascuno. Sono stati utilizzati «elettrodi per pene» in gomma grafilata costruiti su nostra progettazione per potersi adattare a qualsiasi condizione patologica (dimensioni e localizzazioni delle placche).

I farmaci «catodici» usati sono stati posti in corrispondenza delle placche all'elettrodo negativo, mentre l'elettrodo positivo veniva posto in corrispondenza della regione sacrale. Ci siamo avvalsi dell'uso di enzimi diffusori quali: «Condroithin solfatasi», «Pentosano polisolfoestere» da soli o associati ed inoltre di un cortisonico: «Betametasone fosfato disodico».

Sono stati effettuati, per ogni paziente due cicli, ciascuno di 20 applicazioni a giorni alterni, intervallati da un periodo di sospensione di un mese (tab. 2).

 

Il primo ciclo si avvale dell'uso di una mucopolisaccaridasi: «Condroithin solfatasi» in fiale da 100 T.R.U. più solvente 1 fl. da 2 ml. associata ad un cortisonico: «Betametasone fosfato disodico» in fiale da 1,5 ml.; dopo un intervallo di un mese viene fatto un nuovo ciclo terapeutico come già detto di 20 applicazioni, questa volta però, è stato aggiunto ai primi due farmaci il «Pentosano polisolfoestere» in fiale da 1 ml.

Risultati

L'efficacia di tale indirizzo terapeutico è stata valutata in base al miglioramento sia della sintomatologia obiettiva che soggettiva.

Per una maggiore chiarezza dei dati, abbiamo suddiviso i risultati in mediocre (maggiore delimitazione delle lesioni), buono (diminuzione della consistenza delle placche), ottimo (frammentazione e ammorbidimento delle placche), eccellente (regressione quasi completa delle lesioni) (tab. 3).

 

Dopo il primo ciclo terapeutico, due pazienti non hanno avuto nessun miglioramento, lo stesso risultato si è avuto anche dopo il secondo ciclo. Otto pazienti, al primo ciclo, hanno riportato «mediocri» risultati, con il secondo ciclo solo due di questi otto non hanno avuto ulteriori miglioramenti, gli altri sei hanno ottenuto «ottimi» risultati.

Un altro gruppo di otto pazienti ha avuto risultati «buoni» sia dopo il primo che il secondo trattamento. Due pazienti hanno presentato «ottimi» risultati al primo ciclo e addirittura «eccellenti» al secondo.

Conclusioni

La ionoforesi permette, rispetto alle altre terapie, una migliore penetrazione del farmaco all'interno delle placche, senza nessuna controindicazione né complicanze (dolore e possibili infezioni con le infiltrazioni locali, stenosi uretrali con la terapia radiante, alterazioni della crasi ematica con citostatici etc.).

L'innocuità, la non invasività e l'efficacia terapeutica finora dimostrata da tale metodica sembrano farla proporre come la migliore, sia per la nostra esperienza che, soprattutto, per quella di altri autori in casistiche più ampie.

Chiudi