Prof. Giovanni Alei - Attività di Ricerca
Considerazioni sull’assetto ormonale Gonado-ipofisario nei pazienti subfertili e nei pazienti con disturbi della sessualità

Nei disturbi della sessualità e fertilità maschile l'assetto gonado-ipofisario è stato oggetto di ricerche molte volte contraddittorie tra loro. Sina e coll. (9) paragonando i valori di FSH e LH di due gruppi, uno composto dì 57 uomini fertili e l'altro di 80 uomini sterili, trovano che l'FSH è più elevato nel secondo gruppo, mentre l'LH non sembra modificato. Toscano et al. (10) confrontando i dosaggi del testosterone plasmatico (TP) tra due gruppi, uno composto da pazienti con varicocele e l'altro da soggetti normali, hanno trovato che nei primi il TP era di 334 :L 88, mentre nei secondi era di 601 :E 209. Giorgino e coll. (4) osservano che la maggior parte dei pazienti con oligozoospermia o azoospermia presenta livelli normali di FSH e di LH deducendo che il deficit di gonadotropine non è abitualmente responsabile di questi disordini. Roulier e coll. (7) riportano che nelle oligozoospermie con numero di spermatozoi inferiori a 10.000.000/ ml si riscontra un aumento di FSH nel 40% dei casi. Vermeulen e coll. ( 11) riferiscono alti valori di LH in pazienti subfertili con valori di TP normali o diminuiti. Nei pazienti con olígozoospermia il trovare livelli elevati di FSH ha un valore prognostico sfavorevole. Sempre Vermeulen e coll. riferiscono che Nankin e coll. hanno notato in pazienti con oligozoospermia un ridotto valore medio di TP rispetto alla norma, anche se contenuto nel «range» della normalità. Cohen (3) riferisce che secondo Purvis i valori medi di TP in soggetti oligospermici risultano inferiori a quelli di un gruppo di soggetti normali. Anche per quanto riguarda i disturbi sessuali, i pareri sono contrastanti. Sciarra e coll. (8) riportano due casi capitati alla loro osservazione con valori TP rispettivamente di 225-300, ng%ml e 210-265 ng% ml; tali pazienti non avevano avuto più attività sessuale rispettivamente da 7 e 9 mesi; con la ripresa di una attivita sessuale favorita da psicoterapia senza trattamenti ormonali, si è assistito ad un graduale aumento del TP nell'arco di due mesi (375500 e 425-520 ng%ml rispettivamente). In questi casi, l'ipoandrogenismo sembrerebbe essere la conseguenza e non la causa della inattività sessuale. Gli stessi autori riferiscono, inoltre, su casi di impotenza sessuale con perdita dell'erezione, con eiaculazione e libido conservata, in cui il TP è compreso nei limiti della norma (672 ± 200 ng%ml). Andò e coll. (2) osservano che la potenza sessuale non e specificatamente dipendente dal ridotto tasso di TP, sottolineando che l'analisi più accurata delle frazioni androgeniche ha dimostrato come il TP totale non ci informa della frazione biologicamente attiva, cioè non legata alla globulina di trasporto del testosterone (TeBG), frazione che , esprimendo meglio l'indice di androgenicità dell'individuo, potrebbe spiegare il ruolo della secrezione androgenica nella sessualità maschile. Constatano inoltre che i livelli relativamente bassi di TP non si accompagnano necessariamente ad impotenza presentandosi, anzi, inalterata la funzione sessuale. Infine Kotari e coll. (5) riportano in pazienti con disfunzioni sessuali psicogene valori di FSH, LH, TP nei limiti della norma. Lunde e coll. (6) non riscontrano alcuna differenza di concentrazione di FSH, LH e TP in uomini con disfunzioni sessuali.

Metodologia e scopo della ricerca

La ricerca è stata effettuata su 2000 pazienti pervenuti al Servizio di Andrologia della Clinica Urologica dell'Università di Roma nel periodo compreso tra settembre 1976 e giugno 1980. È stato preso in considerazione l'assetto ormonale (FSH, LH, TP) in pazienti subfertili per le più svariate patologie, in pazienti con disturbi della sfera sessuale (insufficiente erezione, eiaculazione precoce) ed in pazienti con associazione dei due tipi di patologia. Sono stati selezionati: n. 110 pazienti subfertili; n. 40 pazienti con disturbi sessuali; n. 10 pazienti subfertili con disturbi sessuali; n. 64 pazienti con disturbi sessuali privi di ricerche ormonali. 1 104 soggetti con disturbi sessuali sono stati poi suddivisi in classi di età sempre in relazione al tipo di patologia.

Analisi dei dati

A) Assetto ormonale

Dalla tabella I emergono, per quanto riguarda i pazienti subfertili, dei valori medi di TP del tutto normali: 5,27 ng/ml (valore medio normale ricavato dai valori medi riportati da vari autori: 5,1 ng/ml). Anche per l'FSH e l'LH i valori medi rientrano nei limiti. Nei pazienti con disturbi sessuali abbiamo un valore medio di TP leggermente inferiore: 4,51 ng/ml, sempre però nei limiti della norma, ed un valore medio di LH, pari a 13,86 mUl/mml, leggermente superiore. Tale valore permane moderatamente alto anche nei soggetti subfertili e con disturbi sessuali associati. Per tali pazienti il TP rimane perfettamente sui valori medi normali.

B) Disturbi sessuali

I 104 pazienti con disturbi sessuali presentavano: n. 53 (50,96%) insufficiente erezione; n. 23 (25%) eiaculazione precoce; n. 25 (24,03%) insufficiente erezione associata ad eiaculazione precoce. Dal totale dei pazienti con disturbi sessuali (v. tabella II) è risultata una età media di 34,7 anni con una punta massima (34,61 %) tra i 25 ed i 35 anni di età. Probabilmente ciò è in relazione al fatto che nella nostra dimensione socio-culturale questa è l'età in cui generalmente si creano le condizioni (maggior numero di relazioni sociali, formazione di rapporti di coppia stabili) che permettono, sottoponendo il maschio a precise sollecitazioni e laddove esista già un substrato patologico, lo sviluppo di un disturbo sessuale. Gli utenti con problemi di insufficiente erezione (con età media di 33,98 anni; v. tabella IlI) sono in maggior parte (60,36%) compresi tra 1 15 ed i 35 anni di età; poi l'incidenza decresce probabilmente in relazione al fatto che in tale classe di età (15-35 anni) un disturbo dell'erezione viene vissuto come un importante problema da affrontare e da risolvere, mentre in una età più avanzata viene visto come uno dei possibili disturbi propri della cosiddetta andropausa o addirittura della senescenza. Questa ipotesi viene confermata da altri studi condotti da Alci e coll. (1) che indagando approfonditamente con una «scheda sessuologica» un gruppo di pazienti con le più svariate patologie andrologiche, evidenziano una percentuale maggiore di disturbi sessuali nella classe compresa tra i 35 ed i 45 anni di età.

Gli utenti con problemi di eiaculazione precoce son compresi in misura maggiore tra i 25 ed i 35 anni di età (50%) con una età media di 32,2 anni (v. tabella IV). Gli utenti con problemi di insufficiente erezione associata ad eiaculazione precoce hanno una età media di 38,8 anni (v. tabella V). Da ciò risulta che il disturbo dell'insufficiente erezione e quello della eiaculazione precoce, se considerati isolatamente, insorgono in pazienti mediamente più giovani rispetto a quei pazienti che accusano i due disturbi associati, e quindi la frequenza della coesistenza di tali disturbi è maggiore nelle età più avanzate. Da questi dati si può ipotizzare che l'età è strettamente correlata al tipo di disturbo riferito. In altri termini, alcuni tipi di patologia come l'eiaculazione precoce vengono avvertiti come un problema da una popolazione mediamente più giovane rispetto a quella affetta, ad esempio, da disturbi dell'erezione. E solo la gravità dei due disturbi associati porta persone mediamente più anziane a cercare di risolvere tali problemi. Riteniamo opportuno sottolineare come il paziente più giovane (generalmente con una partner più giovane), sia maggiormente sollecitato dalle influenze che la nostra cultura esercita, tramite giornali e riviste specializzate, in tema di sessualità (maggior soddisfacimento della donna nel rapporto, migliore prestazione qualitativa del maschio, ecc.).

Conclusioni

I valori ormonali nei pazienti subfertili e nei pazienti con disturbi sessuali rientrano, pur con alcune differenze, nei limiti della norma. Da ciò si può dedurre che è estremamente complesso e necessita quindi di continua ricerca, trovare delle correlazioni tra le concentrazioni ormonali di FSH, LH, TP, ed i disturbi della fertilità, ma soprattutto della sessualità maschile. Questo perché spesso non è possibile scindere il piano psichico da quello organico dato che non sono così distinguibili e contrapposti tra loro, ma spesso coesistono in quanto l'individuo è da considerarsi una unità psico-fisiologica indivisibile. Per questi motivi sarebbe auspicabile, nei disturbi della fertilità ed in quelli della sfera sessuale, procedere sempre nell'indagine andrologica completa in cui le varie interdiscipline (urologia, endocrinologia, sessuologia, psicologia) integrandosi ed evitando il disperdersi di dati preziosi, contribuiscano alla impostazione diagnostica ed al miglior indirizzo terapeutico.

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