Prof. Giovanni Alei - Attività di Ricerca
• La cavernografia nella diagnostica della patologia peniena

La Cavernografia, visualizzazione radiografica dei corpi cavernosi mediante opacizzazione per introduzione in essi di mezzo di contrasto (m.d.c.), è una tecnica che occupa ormai un posto rilevante nello studio delle lesioni del pene sia per la facilità e l'innocuità di esecuzione, sia per la completa e chiara immagine che fornisce dei corpi cavernosi, nonché di tutto il sistema venoso refluo.

TECNICA
L'indagine non riveste particolare difficoltà di esecuzione. Dopo aver eseguito radiografie dirette dell'addome, pelvi e genitali esterni onde evidenziare la presenza di eventuali immagini calcifiche o comunque radioopache, si procede all'infissione di un ago da epicranica n. 23 in uno dei due corpi cavernosi, all 1 altezza del solco balano-prepuziale. In condizioni normali è sufficiente iniettare con m.d.c. uno solo dei corpi cavernosi dal momento che, esistendo un'ampia comunicazione attraverso il setto mediano, si ottiene una adeguata visualizzazione dell'intero tessuto cavernoso per tutta la sua estensione. L'ago viene orientato in senso antero-posteriore e quindi la sua posizione viene controllata mediante un radiogramma dopo iniezione di piccola quantità di contrasto (2 cc). Si procede quindi all'esecuzione dell'esame i cui tempi e modalità vengono programmati in relazione alle condizioni patologiche che richiedono l'accertamento.


Fig. 1

Si raccomanda ovviamente l'asepsi delle manovre. L'introduzione del contrasto avverrà a più riprese, a bassa pressione e, nel caso in cui il paziente avvertisse senso di dolore si interromperà immediatamente l'iniezione.

CASI

Caso n. 1: Giovanni, di anni 51, sottoposto a resezione ampia della vescica per neoplasia. Riferisce erezione persistente accompagnata da fastidioso senso di tensione. Cavernografia (Fig. 1): nulla a carico dei corpi cavernosi; il plesso di Santorini appare invece ectasico. Analogo reperto a carico della pudenda destra, mentre la sinistra mostra un'inversione di corrente in direzione distale. La situazione è verosimilmente da attribuire ad allacciature chirurgiche nel territorio di distribuzione delle vene ipogastriche.

Caso n. 2: D. N. Angelo, di anni 27. Riferisce mancanza assoluta dell'erezione limitatamente al segmento distale del pene, tuttavia glande e segmento prossimale della verga presentano un erezione valida. Per tale situazione è impossibile il coito. Eseguita una cavernografia (Fig. 2) è possibile rilevare una assenza di opacizzazione a carico della porzione distale di entrambi i corpi cavernosi. Un esame bioptico ha accertato trattarsi di fibrosi diffusa.


Fig. 2

Caso n. 3: T. Carmine, di anni 48. Neoplasia dell'uretra peniena. Cavernografia (Fig. 3): immagine caratteristica di infiltrazione neoplastica di entrambi ì corpi cavernosi nella loro porzione distale, più accentuata a sinistra.


Fig. 3

Caso n. 4: T. Angelo di anni 17. Da circa 5 mesi erezione permanente, di modesta entità e non accompagnata a sintomatologia dolorosa. Possibili i rapporti sessuali. All'esame obiettivo si rileva come l'erezione interessi i corpi cavernosi del pene ma non il corpo spongioso dell'uretra. Non esiste cianosi della verga.


Fig. 4

La cavernografia evidenzia (Fig. 4) un difetto di riempimento che interessa la porzione prossimale di entrambi i corpi cavernosi; esiste tuttavia anche a questo livello del tessuto areolare che consente il drenaggio venoso. Replezione del plesso di Santorini che evoca la presenza di lesioni flebotrombotiche nel territorio venoso a monte. Caso n. 5: R. Antonio, di anni 58. Uretrorragia e dolore alla verga con netta accentuazione in corso di erezione. Uno studio urografico ha evidenziato difetti di riempimento multipli vescicali ed uretrali.


Fig. 5

Cavernografia (Fig. 5): assenza di opacizzazione delle radici dei corpi cavernosi. L'estremo prossimale di essi mostra margini irregolari e opacità disomogenea. Il deflusso venoso avviene attraverso la vena dorsale superficiale del pene e quindi mediante un ramo anastomotico prende la via della safena interna. La situazione è da mettere in relazione a neoplasia della vescica e dell'uretra con infiltrazione della radice di entrambi i corpi cavernosi, con trombosi neoplastica completa del plesso di Santorini.

CONCLUSIONI
Ampiamente impiegata per la precisazione diagnostica per la malattia di La Peyronie, noi non abbiamo fatto ricorso alla cavernografia di fronte a questa affezione, dal momento che la diagnosi è facilmente raggiungibile col semplice esame obiettivo ed il nostro orientamento terapeutico non trae alcuna indicazione utile dall'esame in questione. Viceversa l'impiego della cavernografia è stato di somma utilità al raggiungimento diagnostico in caso di disturbi dell'erezione e segnatamente in presenza di erezione incompleta ed erezione dolorosa. La semplicità di esecuzione e l'assenza di inconvenienti conferiscono inoltre alla cavernografia una posizione di rilievo nel depistage diagnostico della patologia della potenza virile.

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