Prof. Giovanni Alei - Attività di Ricerca

Possibilità dell'ecotomografia trasrettale nella diagnostica urologica

Lo studio della regione del piccolo bacino a tutt'oggi avviene prevalentemente mediante esplorazione digitale, come nel caso della valutazione dei parametri nella donna e della prostata nell'uomo; la stessa tomografia computerizzata non ha dato i risultati incoraggianti che si attendevano. P- stata approntata recentemente una apparecchiatura giapponese ad ultrasuoni, che è costituita da una sedia dotata di una sonda mobile per una penetrazione transrettale (fig. 1). Tale sonda, al cui interno ruota automaticamente un transduttore di ultrasuoni ad alta frequenza (3,5 MHz) è munita di un palloncino rigonfiabile ad acqua in maniera da creare la continuità transonica con le strutture contigue (fig. 2). Infatti l'interposizione di eventuale gas endorettale impedirebbe il progredire del fascio ultrasonico.


Fig. 1
Sedia urologica, della casa Aloka, per lo studio ecotomografico transrettale del piccolo bacino, con sonda completamente rialzata

Si ottengono pertanto delle immagini di taglio trasverso dello spessore di circa 0,3 cm, che permettono di tomografare la regione pelvica (fig. 3): in particolare la prostata, le vescicole seminali e la regione inferiore della vescica repleta, soprattutto nelle sue parti postero-laterali. L'esame della prostata presenta nel campo dell'ecotomografia alta attendìbilità diagnostica. La sua struttura ecotomograficamente omogenea e la sua capsula ben evidenziabile, forniscono due elementi preziosi per la semeiotica. Infatti l'ingrandimento dell'organo, come nel caso dell'adenoma semplice (fig. 4), è chiaramente diagnosticabile grazie ai limiti ben identificabili della capsula e grazie alla possibilità di misurazione mediante reticolo o altri metodi di « Marker », già diffusamente usati in altre utilizzazioni ultrasoniche.


Fig. 2
Sezione sagittale mediana del piccolo bacino con palloncino rigonfiato d'acqua e con transduttore ultrasonico che occupano l'ampolla rettale.

La modificazione dell'ecostruttura è sempre indice di patologia: un vuoto acustico o un'ecoconcentrazione corrispondono nel primo caso a presenza di raccolta liquida (fig. 5) e nel secondo caso a eteroplasia (fig. 6) o calcificazione, quest'ultima facilmente differenziabile mediante esame radiografico complementare (fig. 7).


Fig. 3
Ecotomografia trasversa del piccolo bacino con anatomia normale della regione prostatica


Fig. 4
Adenoma della prostata. Si tratta di un ingrandimento in toto dell'organo


Fig. 5
Raccolta cistica che occupa il lobo medio della prostata


Fig. 6
Addensamento centrale di echi riferibile a tumore prostatico endocapsulare

Un nodulo tumorale del diametro variabile da 0,5 a 1 cm è agevolmente rilevabile in qualsiasi posizione esso si trovi all'interno della prostata. L'infiltrazione tumorale è ancor più diagnosticabile quando invade e interrompe la capsula (fig. 8), o determina una asimmetria dell'organo (fig. 9). Questa tecnica di indagine permette inoltre lo studio molto esauriente delle vescicole seminali. Abbiamo osservato plurimi casi di infiltrazione neoplastica di una vescicola per coinvolgimento da tumore prostatìco extracapsulare (fig. 10). Altro frequente riscontro è quello della dilatazione delle vescicole nelle emospermie (fig. 11).


Fig. 7
Grossolana calcificazione prostatica centrale, che determina cono d'ombra verso il pube e che è ben riconoscibile all'esame radiologico


Fig. 8
Tumore della prestata che si spinge lateralmente, superando la capsula ed infiltrando la regione contigua. Il reperto è più evidente con l'attenuazione automatica ultrasonica (nelle 4 figure più piccole).


Fig. 9
Tumore dell'emi-prostata che determina asimmetria dell'organo


Fig. 10
La vescicola sulla destra della figura è pressoché scomparsa per infiltrazione tumorale della regione


Fig. 11
Ingrandimento notevole delle vescicole seminali, specie quella di sinistra, in paziente con emospermia

L'esplorazione delle vescicole appare inoltre estremamente importante nella condotta chirurgica in caso di formazione papillomatosa vescicale poiché l'eventuale invasione o non delle stesse indica il grado di estensione della lesione. In conclusione l'urologo può trarre grande vantaggio da questo esame:

  1. in primo luogo per una sicura diagnosi differenziale fra adenoma e neoplasia;
  2. per avere un obiettivo raffronto dei reperti in tempi successivi specie se lontani fra loro; ad esempio nel controllo periodico di portatori di neoplasie sottoposti a terapia medica o radiante;
  3. per dirimere dubbi diagnostici di fronte ad un nodulo palpabile. Abbiamo visto casi di noduli di difficile interpretazione palpatoria con attribuzioni diagnostiche da noi chiarificate nel senso di ipertrofia iniziale monolaterale di un lobo o di placca scerotica fra retto e vescicola seminale o di ingrandimento di una vescicola seminale o di iniziale tumore endocapsulare prostatico o di semplice assenza di qualsiasi reperto ecografico significativo.

Inoltre l'indagine è pressoché essenziale nella valutazione della entità ed estensione del tumore (staging). Altrettanto importante è questo esame nel contribuire al criterio di operabilità delle ipertrofie prostatiche: è ben noto che sotto certi diametri corrispondenti a circa 70 grammi-volume della prostata è preferenziale l'intervento riduttivo endoscopico, mentre al contrario, al di sopra del valore sopraddetto è indicata la via transvescicale. Da ultimo, nel caso di un tumore occulto prostatico di piccole dimensioni, nei cui confronti la palpazione è spesso fallace, questo esame è in grado di rilevarne la presenza ampliando le possibilità di scelta chirurgica dell'urologo.

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